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Breve storia del manuale istruzioni

Breve storia del manuale istruzioni

È con l’approvazione della cosiddetta Direttiva Macchine del 1989 che, per la prima volta, si collegano le responsabilità del datore del lavoro con quelli del fabbricante che realizza gli strumenti di lavoro. È in questo momento che i Manuali d’istruzione diventano parte integrante delle macchine, la loro redazione viene regolata da leggi e la realizzazione di manualistica tecnica diventa una specializzazione professionale, seppur, ancora oggi, spesso poco riconosciuta. La storia che porta al Manuale d’istruzione, tuttavia, parte da lontano, perlomeno dalla Rivoluzione industriale, quando per la prima volta si pose attenzione alla salute dei lavoratori.

Dalla Rivoluzione industriale alla Direttiva macchine

Nella seconda metà del XIX secolo l’avvento della grande industria portò i pubblici poteri a sentire la necessità di qualche intervento che potesse rendere più umane le condizioni di lavoro degli operai. Siamo ancora lontani dal concetto di sicurezza del lavoro, ma nell’ottica di migliorare le situazioni lavorative vennero promulgate alcune leggi: nel 1886 la legge di tutela del lavoro dei fanciulli negli opifici industriali, nelle cave e nelle miniere. Nel 1899 venne assicurata la tutela della integrità fisica del prestatore d’opera attraverso il Regolamento generale per la prevenzione degli infortuni (R.D. 18 giugno 1899, n. 230).

Negli anni a seguire ci saranno altri importanti interventi legislativi in materia, tra le quali ricordiamo la tutela sanitaria (1902), il miglioramento dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, l’istituzione della Cassa di invalidità e vecchiaia per gli operai. Tutte le leggi che, tuttavia, restano buoni propositi sulla carta, perché le condizioni di lavoro restano difficili e, soprattutto, mancano i controlli.

È nel 1912, con l’istituzione dell’Ispettorato del lavoro, che la situazione migliora. Venne stabilito l’obbligo di “obbedienza” agli ispettori e il “diritto” di questi ultimi di elevare contravvenzioni per le infrazioni accertate. Fu attribuita agli ispettori la “facoltà” di visitare in qualunque ora del giorno e della notte tutti i luoghi di lavoro sottoposti alla loro vigilanza.

A questo importante passo seguirono, durante il periodo fascista, altre novità finalizzate a tutelare i lavoratori, tra le quali è giusto ricordare l’approvazione del Codice penale, che all’articolo 437, ancora oggi in vigore, introduce il delitto di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

È però dopo la Seconda Guerra mondiale, nella metà degli anni ’50, che troviamo quelle norme che hanno poi costituito, per oltre mezzo secolo, i pilastri della tutela fisica dei lavoratori:

  • la prevenzione degli infortuni (DPR 547/1955);
  • l’igiene del lavoro (DPR 303/1956);
  • la sicurezza del lavoro nelle costruzioni (DPR 164/1956).

In seguito alla nascita della Comunità europea si ha un ulteriore salto di qualità nella tutela della salute dei lavoratori. Dagli organismi europei partono le cosiddette Direttive, che vengono poi tradotte in leggi, spesso con un certo ritardo, dal Parlamento italiano.

La direttiva fondante è la n. 89/391/CEE, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro. Questa e altre Direttive europee sulla tutela della salute e sicurezza del lavoro vengono poi recepite nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626 (la cosiddetta Legge 626), il quale trasformerà il sistema di tutela nazionale, basato sulla prevenzione tecnologica, introducendo il principio dell’organizzazione e gestione in sicurezza dei processi lavorativi. La tecnica, l’organizzazione e l’uomo, i tre cardini della moderna prevenzione vengono tradotti con il D.Lgs. 626/1994 in un disegno giuridico di grande respiro. La Legge 626 codifica i doveri giuridici dell’informazione, della formazione e della partecipazione attiva dei lavoratori alla sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro diventa penalmente responsabile anche per quel che riguarda la formazione e l’istruzione da dare al personale che lavora per lui: sui processi e sulle macchine utilizzate. Allo stesso modo, sempre per perseguire il principio della sicurezza a monte, si introducono responsabilità per i progettisti, i fabbricanti di macchine, i fornitori e gli installatori.

Con questa legge diventa obbligatorio l’istituzione di un servizio di prevenzione aziendale, interno o esterno. L’imprenditore deve dotarsi di struttura di consulenza (interna o esterna) per meglio assicurare l’osservanza dei precetti di prevenzione e protezione.

La Legge 626 verrà poi sostituita dal D.lgs 81/2008, corretto ed integrato dal successivo D.Lgs. 106/2009, emanato dall’Esecutivo su delega del Parlamento, che ha armonizzato, razionalizzato e coordinato la massa di disposizioni legislative che durante mezzo secolo si erano affastellate rendendo incerta l’applicazione puntuale delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro.

La Direttiva Macchine

La prima approvazione della Direttiva macchine risale al 1989, in Italia viene recepita solamente nel 1996. La versione attuale della Direttiva macchine è del 2006, recepita in Italia dal D.Lgs. 17/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 19 febbraio 2010 ed entrato in vigore il 6 marzo 2010.

La Direttiva individua le macchine e le quasi-macchine (gli insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di garantire un’applicazione ben determinata. Elementi destinati ad essere incorporati o assemblati ad altre macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per costituire, nell’insieme, una macchina).

Con questa Direttiva il Manuale istruzioni diventa parte integrante della macchina. Esso è il mezzo tramite il quale il fabbricante e il progettista si rivolgono all’utilizzatore per illustrargli come trasportare, installare, usare, fare la manutenzione e la dismissione della macchina in maniera sicura e corretta, avendo ben chiare le conoscenze tecniche di chi utilizzerà la macchina. Il Manuale istruzioni deve essere redatto nella lingua del costruttore (indicando che sono le istruzioni originali) e tradotto nella lingua del paese di utilizzo.

 

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